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Insieme in Europa per la sicurezza energetica

L’Ambasciatore Prentice interviene su Gov.UK in occasione del Vertice del Gruppo per la crescita verde a Bruxelles.

This was published under the 2010 to 2015 Conservative and Liberal Democrat coalition government

Climate change

Si incontrano oggi a Bruxelles per discutere di crescita “verde” i ministri e i rappresentanti del mondo dell’impresa provenienti da molti Paesi dell’Unione Europea. Tra loro, il Ministro britannico dell’Ambiente e dell’Energia britannico, Ed Davey, e il Consigliere Gianfranco Incarnato del Ministero italiano dell’Ambiente.

Tutti i 13 partecipanti al Gruppo (Green Growth Group), rappresentativo del 75% della popolazione in Europa, dell’85% del PIL europeo e del 60% dei voti nel Consiglio dei Ministri dell’Unione, hanno interesse ad affrontare con successo una sfida che, pur cruciale per i singoli Paesi, va al di là dei confini nazionali. Come possono i Paesi europei coniugare la lotta ai cambiamenti climatici con un approvvigionamento energetico che sia sicuro ed economicamente conveniente, con un’elevata competitività delle imprese e, non da ultimo, con una bolletta energetica più abbordabile?

Insieme riteniamo che ogni intervento di contrasto ai cambiamenti climatici possa essere considerato un’opportunità piuttosto che un fardello.

Il quadro delineato dal rapporto recentemente pubblicato dal Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) non potrebbe essere più chiaro. Se continuiamo ad emettere nell’atmosfera gas serra al ritmo attuale, rischiamo di ritrovarci in un mondo più caldo di 4˚C rispetto a oggi. In base a uno studio commissionato dal governo britannico e pubblicato oggi, entro il 2030 l’Unione europea dovrà ridurre le proprie emissioni di almeno il 50% rispetto ai livelli del 1990 per evitare un innalzamento delle temperature superiore ai 2˚C, che è la soglia ritenuta gestibile dai ricercatori.

L’Europa ha iniziato bene il proprio percorso verso un futuro a basso tenore di carbonio, ma bisogna fare di più. La data di scadenza degli obiettivi del 2020 è sempre più vicina, e bisogna guardare al 2030 e oltre per ridefinirli. È necessario un ripensamento radicale del sistema UE per lo scambio delle quote di emissione (EU ETS), che non potrà altrimenti raggiungere tutti gli obiettivi per i quali è stato creato. Da qui a due anni i leader mondiali si incontreranno per raggiungere un accordo globale e onnicomprensivo sui cambiamenti climatici. Il tempo a nostra disposizione non è molto.

La costruzione di moderne infrastrutture energetiche a basso tenore di carbonio porterà occupazione, guadagni per le imprese e crescita economica in tutta l’UE, e permetterà di dare all’Unione una maggiore sicurezza energetica, riducendone la dipendenza da costosi combustibili fossili attualmente importati da regioni caratterizzate da forte instabilità, e consentendo una sua sostanziale autosufficienza energetica. Sul lungo periodo, la scelta di intraprendere questo percorso ci aiuterà a tenere basso il costo dell’energia.

Il volume d’affari legato al business dell’energia verde è notevole: a livello globale, si tratta di circa 4 mila miliardi di euro all’anno, con stime di crescita annua pari al 4% per i prossimi cinque anni; a queste attività sono legati quasi 8 milioni di posti di lavoro in tutta Europa, con un potenziale ulteriore di diversi milioni di nuovi occupati. La quota di mercato dei Paesi dell’UE ammonta al 22% a livello globale, contro il 19% degli Stati Uniti, il 13% della Cina e il 6% dell’India e del Giappone, per un valore complessivo per l’UE di oltre 900 miliardi di euro all’anno. La posta in gioco, dunque, è molto significativa.

Ma i concorrenti dell’UE, primi tra tutti Cina e Stati Uniti, stanno aggredendo in modo deciso il mercato dei beni e servizi a basso tenore di carbonio. Dal 2004 ad oggi gli investimenti globali nell’energia pulita si sono sestuplicati, e ammontano ora a 195 miliardi di euro. Nel 2009, l’UE ha ottenuto il 40% di quegli investimenti, ma lo scorso anno quella quota si era ridotta a non più del 25%.

Ed è per questo motivo che dobbiamo agire insieme e in modo ambizioso per conservare e rafforzare la nostra posizione dominante nel settore delle tecnologie pulite.

Dobbiamo innanzitutto dare fiducia e stabilità ai potenziali investitori. Le imprese vogliono buone ragioni per continuare a investire in un’Europa a basso tenore di carbonio, ed è per questo che il Gruppo per la crescita verde afferma che è necessario un pacchetto UE energia-clima per il 2030, che sia ambizioso e dia a imprese e investitori la fiducia necessaria da subito.

È inoltre necessario procedere al completamento del mercato interno dell’energia che, per funzionare nel modo giusto e permettere l’integrazione di una nuova generazione di fonti a basso tenore di carbonio, deve renderne possibile la trasmissione libera e senza ostacoli in tutta Europa.

E questo deve accadere al costo più basso possibile per i nostri cittadini e le nostre imprese. Ciò significa che i Paesi devono poter avere la flessibilità di trasformare le proprie economie nella direzione della sostenibilità energetica nel modo che meglio si adatta alle loro esigenze. Potrebbe essere necessario anche fornire assistenza mirata in alcuni casi. Come molti Paesi, nel corso di questa transizione il Regno Unito ha pensato di introdurre agevolazioni per quei settori che fanno maggiore utilizzo di energia, pur sempre nel rispetto delle regole sugli aiuti di stato. Rimane inoltre sotto stretta e costante osservazione l’incidenza delle politiche verdi nazionali sul costo dell’energia. Si tratta di un aspetto fondamentale in questi tempi difficili per l’economia.

Se non lavoreremo insieme, non sarà assolutamente possibile raggiungere gli obiettivi che i nostri Paesi condividono per una sicurezza energetica che sia sostenibile sia per la società che per il pianeta. Nei negoziati con superpotenze economiche come gli Stati Uniti, la Cina e altri, i Paesi dell’UE possono esercitare un’influenza notevolmente maggiore se parlano con una voce sola, rispetto a quella che eserciterebbero se agissero da soli.

I Paesi membri del Gruppo per la crescita verde sono: Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo, Belgio, Danimarca, Svezia, Finlandia, Slovenia ed Estonia.

Published 28 ottobre 2013